Sezione 4

Sweat, Dreams and Bricks

Camminando per Bedford, una città di 100mila abitanti nel mezzo dell’Inghilterra, ogni tanto sembra di ritrovarsi a Campobasso o Avellino. Perché?

Alla fine degli anni ’40 i prigionieri di guerra italiani erano quasi tutti ritornati, lasciando il Regno Unito privo di una manodopera fondamentale in piena fase di ricostruzione; gli italiani erano poi stati molto apprezzati per le loro capacità lavorative. Accordi con il governo italiano portarono così migliaia di operai italiani nelle miniere di carbone, nelle fabbriche tessili, di gomma e soprattutto in quelle di mattoni, fondamentali per ricostruire le città distrutte dai bombardamenti. Bedford, una cittadina circondata da fabbriche grandi come metropoli ma che aveva visto pochi o nessuno straniero prima della guerra, accolse da sola 7.500 italiani.

Negli anni ’70 tutto questo finì, e molte città videro la comunità italiana sparire o disperdersi nel resto del paese. A Bedford però la comunità si era ormai consolidata, anche grazie alll’arrivo di parenti e amici, la nascita della Little Italy prima e delle seconde generazioni poi. E’ questo il motivo per cui ancora mantiene la sua Chiesa Italiana, i suoi club dove si gioca a briscola, gli alimentari dove le samosa indiane sono vendute accanto ai friggitelli. Bedford è forse l’unica città al mondo dove molti dei suoi abitanti parlano in un perfetto inglese britannico, chiamando però ancora Midland Road “Via Roma” e definendosi tra di loro “paesani”.

 


 


Le storie

 


 


Le rovine della città dei mattoni

Stewartby Brickworks – Stewartby, Bedford, MK43 9LG | leggi storia

 


 


L’imprenditore di Bedford

Club Italia – Ex Little Italy, Bedford, MK40 1JA | leggi storia